Nel cuore di un quartiere attraversato da lingue e storie diverse, c’è un edificio che la sera non si svuota

Nel cuore di un quartiere attraversato da lingue e storie diverse, c’è un edificio che la sera non si svuota. Le luci restano accese, le voci continuano, i cortili si riempiono. Non è solo una scuola: è un luogo che ha scelto di non chiudere quando finiscono le lezioni.

Quando la comunità abita la scuola

All’Istituto Comprensivo Daniele Manin, nel rione Esquilino, l’idea è semplice e radicale: la scuola come casa comune. Dal 2003, grazie all’impegno dell’Associazione Genitori Di Donato, gli spazi scolastici si aprono fino a mezzanotte e accolgono attività che intrecciano apprendimento e vita quotidiana. Sport, musica, teatro, lingue, lettura: occasioni diverse che permettono a bambini e famiglie di incontrarsi oltre l’orario formale.

Non è un doposcuola prolungato, ma un progetto di cittadinanza concreta. I corsi sono accessibili, spesso gratuiti per chi è in difficoltà; la ludoteca resta aperta; il sostegno psicologico affianca le famiglie fragili. La scuola diventa così presidio sociale, luogo sicuro dove crescere insieme. In un quartiere segnato dalla pluralità culturale, questa apertura continua crea relazioni: studenti provenienti da continenti diversi condividono giochi, feste, tradizioni, cucine. La diversità non è tema da spiegare, ma esperienza da vivere.

La scelta più significativa è forse quella implicita: non distinguere. Anche bambini senza cittadinanza italiana partecipano come tutti gli altri. Prima ancora delle leggi, qui conta l’appartenenza reale alla comunità che si costruisce ogni giorno tra corridoi e cortili. È una pratica quotidiana di inclusione che precede il dibattito pubblico e lo rende concreto.

Nel tempo, questa esperienza si è diffusa: decine di scuole in varie città hanno adottato lo stesso modello. Segno che l’intuizione iniziale — genitori che desideravano una scuola più accogliente — non era un’eccezione locale, ma un bisogno condiviso.

Quando una scuola resta aperta, non prolunga solo l’orario: amplia il significato dell’educazione. Diventa spazio dove la comunità si riconosce, si prende cura, cresce insieme. E mostra che l’inclusione non nasce da grandi dichiarazioni, ma da porte che restano aperte e persone che scelgono di entrarci.

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